APE sociale e Ape volontaria, l’anticipo pensionistico pagato dalle banche.

Anticipo Pensionistico, inserito nella nuova legge di stabilità del 2017, fissa alcuni parametri per andare in pensione prima dei 66 anni. Ma più che un agevolazione per i lavoratori sembra il solito regalo alle banche italiane.

Da anni si trascinano le polemiche in seguito alla legge Fornero, che ha decretato la fine dell’età lavorativa allungandola di alcuni anni. Così il governo, in mancanza di fondi per far fronte a queste polemiche, si è inventato un modo per poter far accedere alla pensione anche chi rimaneva escluso dai nuovi parametri pensionistici.

 

Ma come funziona l’Ape Sociale?

L’ape sociale è un’ indennità garantita dallo stato e pagata dall’INPS, che viene corrisposta a tutti quei lavoratori che vogliano andare in pensione al compimento dei 63 anni di età. Questa indennità viene corrisposta fino a quando non si raggiungono i parametri normali delle pensioni, sia in termini di età, che in termini di contribuzione.

L’Ape Sociale viene corrisposta a tutti i lavoratori, dipendenti del pubblico o del privato, partite Iva, autonomi, che si trovano o in condizione di disoccupazione, gravi invalidi civili, lavoratori che assistono un parente gravemente malato o lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro usurante e continuativo da almeno sei anni (edilizia, costruzioni, conduttori di mezzi pesanti).

I requisiti sono uguali per ogni categoria: aver raggiunto i 63 anni di età e almeno 30 anni di anzianità contributiva. Questa indennità verrà erogata mensilmente dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

 

E per chi non rientrasse in queste categorie?

Per coloro i quali non fossero in possesso dei severi parametri stabiliti dall’Ape Social, il governo ha in messo in campo uno strumento alternativo, ovvero l’Ape volontaria. Un anticipo pensionistico per coloro i quali si trovino in condizioni di disoccupazione o vogliano comunque cessare l’attività lavorativa in maniera volontaria.

IN questo caso il lavoratore riceverà una pensione sotto forma di prestito, che sarà estinto addebitandolo sulla futura pensione. Sarà poi in obbligo di sottoscrivere una polizza assicurativa in caso di morte prematura, cioè se il lavoratore dovesse morire prima di aver estinto il suo debito con la banca.

In un paese come l’Italia dove i giovani hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, e l’età pensionabile è salita, queste manovre, che agevolano soprattutto istituti bancari e assicurativi, sembrano dei palliativi per non affrontare i veri problemi di natura economica e sociale. Un mutuo ventennale per chi non riesce ad avere diritto alla propria pensione dopo anni di attività e contributi versati, non sembra una riforma che possa aiutare ad uscire dalla crisi ed agevolare i pochi e anziani lavoratori rimasti.

 

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