Voucher lavoro, la riabilitazione del lavoro occasionale

Il governo Gentiloni dopo la revoca dei voucher lavoro introdotti nel Jobs Act che avevano causato molte polemiche, potrebbe pensare di reintrodurli con una nuova manovra fiscale, senza più limiti di età e pagati a giornata.

Un intervento di restyling della riforma del lavoro potrebbe essere in atto, grazie all’intervento della CGIL nei mesi passati. I cosiddetti voucher o buoni lavoro, introdotti dal passato governo Renzi con la famosa riformza del lavoro, il Jobs Act, potrebbero essere reintrodotti con una formula diversa.

 

Inizialmente pensati per riabilitare il lavoro sommerso, che in Italia equivale a quasi 77 miliardi di PIL, sono un metodo di pagamento per il lavoro occasionale e prestazioni accessorie che non sono regolamentati dai classici contratti di lavoro.

 

Vengono consegnati al lavoratore (il prestatore d’opera) dal datore di lavoro, che può provvedere ad incassarli fino a 24 mesi, alle poste o ai rivenditori come le tabaccherie. Disponibili in vari tagli il più comunemente usato è stato il voucher da 10 euro, che corrispondeva ad un pagamento netto al lavoratore di euro 7,50, con un 25 % detratto per contributi INPS e INAIL. Questi buoni quindi vengono intesi come sostituzione a lavori non regolamentati che non prevedono un compenso superiore ai 7000 euro netti.

Le polemiche determinate da questa novità però non sono mancate, e a ragion dovuta. Nel 2016 vi è stato un impennata delle vendite dei voucher, quasi 31 milioni e mezzo di buoni erogati solo nel marzo 2016. Tutto ciò mentre i contratti a tempo indeterminato continuavano a diminuire. Un effetto boomerang quindi. Una volta ridotti gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate le vendite dei voucher.

Per i sindacati quindi l’introduzione di questi sarebbe stato solo un paravento per il lavoro in nero. Bastava infatti dimostrare di essere in possesso di un buono lavoro per dimostrare un’assunzione regolare del dipendente, ed eludere i controlli degli ispettori del lavoro. Il titolare poteva anche dimostrare di avere messo in regola con un solo voucher il dipendente, e pagare in nero il resto del salario.

Una truffa quasi legalizzata da parte dello stato che ha destato polemiche e sospetti da parte di molte fazioni politiche e dai sindacati.

 

Il decreto dopo voucher che aiuterà ad abbattere il lavoro nero

Ma una novità è in discussione sul tavolo di governo. Dopo lo stop della Cassazione al referendum indetto dai sindacati per l’abolizione della legge sui voucher, il governo Gentiloni sta lavorando ad un decreto per il “dopo-voucher”. E le novità sarebbero molte.

 

La nuova tipologia di voucher dovrebbe essere limitata alle aziende con un massimo di 5 dipendenti e consisterebbe in un vero e proprio contratto semplificato che viene registrato per via telematica. Si introduce un limite minimo orario di 4 ore, con una retribuzione oraria di 12,50 euro e un tetto annuo di 5000 euro.

Aspettiamo adesso che questo nuovo intervento del governo riesca a chiudere le porte del lavoro nero, e ad offrire alle piccole e medie imprese degli strumenti per disciplinare settori lavorativi molto spesso dimenticati dalle politiche del lavoro.

 

 

 

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